Le prossime date

3-4 ottobre, Genova (iscrizioni aperte)

17-18 ottobre, Venezia, Basilica dei santi Giovanni e Paolo (iscrizioni aperte)

 


Il fotoreportage è specchio e relazione. Nasce nella grazia di un incontro. Non nelle aspettative che già contengono le risposte, ma nell’ascolto che fa sì che il racconto diventi indispensabile.

Il mio metodo di insegnamento è un processo maieutico, intuitivo: non crea, né segue regole prestabilite. Cerca di far emergere da ognuno qualcosa di suo, talvolta inatteso, e dargli spazio. Richiede attenzione e disponibilità a rompere gli schemi, scardinando i linguaggi verbali e visivi. 

Il punto di riferimento sarà l’analisi delle fotografie del vostro portfolio, dei maestri, e del mio lavoro. I vostri progetti saranno al centro dell’attenzione, per studiarne assieme la drammaturgia, il ritmo, le sequenze, i contrappunti, la grafica e la cromìa. Cercheremo di individuare una partitura narrativa, facendo tesoro di altri linguaggi: poesia, musica, teatro, narrativa, pittura, film. Sarete incoraggiati a indagare sulla vostra percezione e sulla vostra sensibilità e a cercare al loro interno i possibili sviluppi. Lavoreremo sulle soglie del visibile e sulle possibilità di amplificare la percezione. Parleremo degli aspetti pratici: progettazione dei lavori a lungo termine, editing di libri, mostre, proiezioni, portfoli.

Il workshop è aperto a tutti. 

Partecipanti: minimo 7 – massimo 13.

Per informazioni più dettagliate sui corsi e sulle modalità d’iscrizione, si prega di inviare un’email a monikabulaj@gmail.com

 

 


 

 

 

 

 

Testimonianze

Paolo: Ho visto in azione un modo di comporre le foto per forma, cromatismo, tensioni, simboli, storie, agganci inaspettati e sorprendenti. Ho visto in azione una capacità assoluta di entrare in empatia con le immagini dell’altro, di farsi attraversare restando lucidi. Ho visto in azione una precisione e puntualità di linguaggio che solletica la mente. Ho visto in azione che un fotografo, per essere pienamente tale, come qualsiasi altro artista, deve essere, prima di tutto, una persona ricca di personalità fatta di fragilità e compassione, assertività e tenacia, rigore e leggerezza, sapere e folle incoscienza. Solo così i suoi lavori saranno Fotografie. Ho visto in azione una passione al limite del sacrificio che tocca il cuore (e un po’ mi spaventa). Per questo e molto altro è stato più che utile averti incontrata. Adesso posso ripartire dalle ultime mie tre foto che hai selezionato, con la sensazione netta che siano uno spartiacque fecondo tra un prima e un dopo. Monika è un vortice di gentile radicalità.

Cristina: I workshop di Monika sono indimenticabili. La fotografia pretesto e strumento per un racconto che viene da lontano per approdare lontano. È un’artista è una scrittrice. Scrive libri. L’amore per le persone. L’incontro è sacro. Testimonianza, restituzione, un’urgenza al limite, che porta all’estremo. Dall’estremo viene l’eccezionale. Per gli artisti è così. Non c’è altro modo. E noi li, a ascoltare, che fortuna. Certo poi ti viene la domanda, tutto questo troppo come prosegue dentro di me. Per me è il secondo ws. Sono certa che ce ne sarà un terzo. Intanto lavoro bene. 

Luca: Sono stati due giorni veramente belli ed intensi. Catapultati nelle proprie e altrui storie reinventandole… un potere magico di Monika che tramite la sua narrazione, le sue favole e gli “spiritelli” scintillanti che le saltano intorno ci ha fatto dono del suo talento, la consapevolezza dell’immenso e ubiquo viaggio che ognuno possiede dentro.

Luca: E’ timida… estremamente cordiale… molto gentile ed accogliente… poi boom!… entra nella tua e sua fotografia e si trasforma in un “duende” che racconta storie e inventa favole solo per te… e per lei. Affascinante e spettacolare!… grazie monika. ha la capacita di trovare “uscite dal mondo”.. e nuove soglie…

Laura: Ho tardato un pò nella risposta perché per me sono stati giorni di riflessione…proprio come ha detto Monika, le immagini come le esperienze necessitano di un tempo fisiologico per essere decantate. E così, allo stesso modo, ho lasciato evaporare quelle che per me sono state le prime impressioni e cercato di lasciare andare le emozioni iniziali, che avevano il sapore amaro di una piccola sconfitta o di delusione (rispetto al workshop e al mio progetto) per lasciare spazio a ciò che, di più profondo veniva a galla piano piano. Le esperienze di questi giorni in apparenza mi erano sembrate poco formative, forse perché la parola workshop aveva creato aspettative diverse. Poi ho capito che l’insegnamento vero era lì, a poco più di un metro da me, incarnato in una donna coraggiosa, libera. Lo specchio per me di quella ragazza che ero, temeraria ed entusiasta viaggiatrice. Null’altro era necessario. Ho capito che si può tornare a fare fotografia in una maniera più libera dagli schemi e dalle convenzioni. Ho capito che la fotografia si può “sporcare”. Ho capito che fotografare le persone può coincidere con “tirare fuori l’anima” di ciò che sono, io e loro. Ho capito che il mio sguardo ha tanto ancora da darmi e da dare. L’ascolto delle parole di Monika e lo sguardo verso i vostri lavori mi ha regalato quanto di più importante potessi ricevere da ogni altro insegnamento accademico. Grazie a Monika per le sue parole, sempre precise, mai scontate e grazie a voi per i vostri contributi fotografici da cui molto posso imparare. Ho amato i vostri progetti e spero di rincontrarvi. A presto!

Cristina: I workshop di Monika Bulaj sono un graffio, anzi uno squarcio. Fanno pensare. Potrei essere un’altra persona dopo Trieste e Bergamo.